A tavola con Appetibilis / In vino veritas

Non chiamatele (solo) bollicine – SpumantItalia 2019


Per una come la sottoscritta, che non ha una formazione strettamente enologica, partecipare a Spumantitalia a Pescara, è stato come visitare un Paese di cui hai sempre sentito parlare e di cui non parli la lingua. Un misto tra timore reverenziale, curiosità e divertimento.

Spumantitalia ©LorenzaDestro

Degustazione di venerdì 18 gennaio 2018 – Spumante Italia Autoctono

Libiamo nei lieti calici (o forse no)

Dopo i saluti istituzionali, portati dal presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo Valentino Di Campli e da Andrea Zanfi della rivista Bubble’s Italia, nella sala attigua all’ingresso del Museo delle Genti d’Abruzzo, dove si è svolta la manifestazione, il pubblico è formato al 99% da addetti ai lavori (produttori, presidenti di consorzi, enologi, giornalisti del settore, addetti alla ristorazione). La prima edizione di qualsiasi evento è sempre una bella emozione, che è evidente nelle parole degli organizzatori e come prima volta porta con sé qualche disguido pratico, che però, nell’enfasi del momento, è più che perdonabile. L’annunciato brindisi di inizio lavori è misteriosamente scomparso – e meno male, alla fine, perché un bicchiere di vino alle 11 di mattina a stomaco vuoto mi avrebbe creato più di qualche problema di lucidità nel seguire i lavori.

spumante
Tutto pronto per la prima edizione di Spumantitalia – foto Lorenza Destro

Alla ricerca di un linguaggio comune

Uno degli argomenti su cui si è riflettuto durante il primo seminario è stato la necessità di utilizzare un linguaggio comune per raccontare il prodotto “spumante” che costituisce un volano fenomenale per far conoscere il territorio, la storia e le tradizioni locali. Per poter giungere a un risultato eclatante come per il Prosecco, ma anche, seppur in scala minore, per il Brachetto d’Acqui o il Fior d’Arancio dei Colli Euganei, è necessario attrarre il potenziale cliente con una comunicazione chiara e univoca, con il racconto che sta attorno al prodotto, per incuriosire il consumatore ad approfondire quello che c’è dietro il vino. In ultima analisi, a scoprire la cultura a 360 gradi, che il vino in generale e lo spumante in particolare, porta con sé.

Definire un linguaggio univoco significa anche decidere di utilizzare una nomenclatura comune: metodo classico o Champenois? metodo Charmat, Martinotti o italiano? ce n’è a sufficienza per far scoppiare una guerra, vista la centenaria “ruggine” tra Italia e Francia (e non solo per il vino). Il fruitore finale dovrebbe essere in grado di riconoscere immediatamente il tipo di prodotto, al netto di tecnicismi che possono creare dubbi e incertezze. Anche la definizione semplicistica di “bollicine”, potrebbe essere fuorviante, perché, come è stato sottolineato, anche la famosa bevanda marrone fatta ad Atlanta ha le bollicine, ma sono di ben altro tipo…

Spumanti in vetrina

La mattinata di venerdì è stata dedicata alla degustazione degli spumanti autoctoni, che ha visto un nutrita partecipazione di pubblico.

Oltre trenta etichette, provenienti da tutta Italia, sono state analizzate e gustate con la guida dell’enologo Riccardo Cotarella e il Consorzio Vino Durello Lessini. Un’ottima occasione per far conoscere, tra gli altri, i vini abruzzesi che si stanno affacciando alla ribalta dello spumante con risultati lusinghieri, come dimostrano le esperienza della cantina Dora Sarchese e Chiusa Grande.

Un ospite di riguardo, il Durello della Lessinia.

Spritz time

La prima giornata si è conclusa con l’evento “Spritz contro tutti”, aperto al pubblico, una gara tra bartender per declinare in modo originale l’aperitivo più in voga in questi tempi in tutta Italia (mentre nel Triveneto fa parte del corredo eno-genetico di almeno quattro o cinque generazioni, giusto per far capire che è un successo che nasce da lontano). Il torinese Marco Riccetti con il cocktail Corinne si è aggiudicato la prima edizione del concorso, premiato dalla giuria composta da Andrea Zanfi di Bubble’s, Elisa Cravero di The Spirtual Machine, un sommelier e un giurato scelto tra il pubblico presente.

Appuntamento al 2020

A fine giornata – la prima – il giudizio non può essere che positivo, ad iniziare dalla quantità e livello dei partecipanti, che hanno accolto entusiasti l’invito degli organizzatori, incuriositi forse dall’inedito accostamento mare-spumante. Pescara e il Museo delle Genti d’Abruzzo sono state un’ottima cornice per i seminari e per le degustazioni, di buon livello qualitativo anche se forse un po’ troppo specifici e per addetti ai lavori. Per la prossima edizione, sarebbe auspicabile un coinvolgimento più massiccio del pubblico, una maggiore visibilità mediatica e incontri di avvicinamento anche per chi non è del settore. Buona la prima!