Italicamente

In famiglia l’olio è più buono


Mentre il mondo è sull’orlo della guerra atomica per colpa di due capi di stato dalle capigliature improbabili, mentre la Nazione intera è in lutto per la mancata qualificazione ai Mondiali di calcio, in Abruzzo la preoccupazione maggiore è riassunta nella domanda: “Quante t’ha fatte?” che, tradotto per chi non mastica il dialetto, si può esplicare in “quant’è stata la resa quest’anno?”

Si parla, ovviamente, di olio, perché tra ottobre e novembre praticamente chiunque in Abruzzo, è impegnato con la raccolta delle olive. Quasi ogni famiglia ha un fazzoletto di terra con piante di olivo sopra  e quando arriva il periodo, la chiamata alle armi – rastrello, rete, cassette e scale – arriva per tutti, grandi e piccini. Quando si tratta di piccole quantità di piante, in realtà è più un modo per trascorrere una domenica diversa dal solito che un “lavoro” vero e proprio, un’occasione per stare all’aria aperta e godere della reciproca compagnia.

Tuttavia, l’organizzazione è fondamentale. Chi non soffre di vertigini si arrampica su scale o direttamente sulla pianta e con un piccolo rastrello pettina dolcemente le chiome dell’albero, facendo cadere le olive sulla rete stesa sotto l’albero; chi invece ha problemi di quota mantiene i piedi saldamente ancorati a terra e vendemmia le olive dei rami più bassi, mentre i bambini raccolgono le drupe che cadono fuori dalla rete. Una volta che l’albero è stato pulito, si raccolgono le olive con la rete e si mettono nelle casse, si sposta la rete sotto la pianta successiva e si ricomincia, tra chiacchiere, storie, pettegolezzi, risate.

Il tempo trascorre velocemente, la pausa per il pranzo è differita perché si approfitta di tutta la luce naturale per continuare a lavorare, al massimo si fa uno spuntino con una fetta di pane bruschettato e un po’ di prosciutto. Nel frattempo, arrivano altri amici, altri se ne vanno, in un andirivieni rilassato e festoso. Alla fine della giornata, le olive vengono messe al riparo al coperto per essere portate – il prima possibile – al frantoio per la molitura. 

Al calar del sole, i contadini della domenica rientrano in casa per un robusto pranzo-merenda-cena. La legna nel caminetto scoppietta e non resta che metterci sopra una bella grigliata di salsicce, costolette e braciole. E ovviamente, tonnellate di pane, innaffiato però con le ultime gocce dell’olio dell’anno scorso.

Per assaggiare l’olio nuovo c’è ancora da aspettare qualche ora.  Sperando che, nel frattempo, non sia scoppiata la guerra atomica mondiale. Sarebbe un peccato non assaggiarlo, l’olio di quest’anno promette bene.